lunedì 2 gennaio 2012

La sponda Sud del Mediterraneo

La sponda Sud del Mediterraneo
La sponda Sud del Mediterraneo si desta dal torpore e dall’amarezza in cui volevano rinchiuderla regimi dittatoriali plutocraticamente sostenuti dai petrodollari e politicamente spalleggiati dalle compiacenti connivenze dei governi occidentali, cosiddetti democratici. Le rivolte dei popoli del Mediterraneo del Sud non recano lo stigma dello scontro di civiltà prefigurato da Huntington, costituiscono, invece, una ribellione potente e dolente contro i diktat della globalizzazione economica che pretende di svilire e soggiogare le culture indigene, locali in nome del Profitto Universale, contro la fallacia e l’ignominia di regimi politici che non hanno esitato a comprimere e a reprimere libertà e diritti in cambio di benefici economici elargiti dal “Liberale Occidente” perché vigilassero contro la “minaccia del terrorismo islamico”.
Se il 2008 ha rilanciato la questione mediterranea al centro del dibattito politico europeo con la creazione di un’Unione per il Mediterraneo su iniziativa di Nicolas Sarkozy e realizzata dopo lunghi negoziati con la Germania durante il semestre francese della Presidenza UE prestando attenzione alle relazioni euro-mediterranee a tre anni di distanza da una quasi unanime dichiarazione di fallimento politico dell’idea del Partenariato Euro-Mediterraneo, i primi mesi del 2011 hanno definitivamente consegnato al passato un’un immagine parziale del Mediterraneo che una certa Europa aveva costruito e veicolato nelle sedi istituzionali. Nel post 89 il Mediterraneo è stato conteso da due modelli di riconfigurazione geopolitica e geostrategica: da un lato il Mediterraneo come limes meridionale dell’Europa , come frontiera connotata in senso militare che separerebbe due civiltà, l’Occidente e l’Islam che nel contesto del post Guerra Fredda rischierebbero di scontrarsi lungo la “linea di faglia” mediterranea (Huntington); dall’altra l’immagine di un mare-ponte, di un “mare senza dogane” sostenuto “ da una cultura materiale condivisa, fatta di continuità nelle strutture sociali, nei costumi, nelle tradizioni e nei modi di vivere, e costitutiva di una vera e propria civiltà mediterranea”(Braudel).
A dispetto delle altisonanti dichiarazioni al vertice dei Ministri degli Esteri dell’UE a Bruxelles che hanno condannato la violenza della repressione del dissenso e la furia cieca contro i manifestanti che ha indotto il portavoce della Lega Araba a parlare di genocidio in terra libica, in un eccesso di “REALPOLITIK” il governo italiano si barcamena tra l’invito a non esportare la democrazia in Libia e la sua disponibilità a mediare in un’ ipotetica quanto surreale operazione di riconciliazione nazionale per la “Grande Repubblica Araba di Libia Popolare e Socialista”…
In attesa degli esiti di una crisi, quella libica, destinata a mutare lo scenario geopolitico del Medio Oriente con conseguenze importanti su tutta l’area che si estende fino all’Aghanistan ed annesse ripercussioni in termini di riconsiderazioni geostrategiche da parte di Usa, Cina e Russia le cui politiche estere risulteranno sempre più confliggenti con la sovrapposizione di obiettvi ed interessi nelle medesime aree: Maghreb, Levante Mediterraneo, Bacino Caspico, Asia Centrale con Israele, Turchia ed Iran pronte a contendersi il primato di potenza regionale. Assistiamo ad un pericoloso arretramento dell'Europa che, incapace nell'elaborare una politica estera organica ancora tristemente avvitata sul raggiungimento degli "interessi nazionali" dei paesi membri dell'UE, si arrovella sugli affannosi problemi di sempre quali flussi migratori e lotta al "fondamentalismo islamico" senza comprendere origini cause e traiettorie di questi nuovi movimenti di decolonizzazione autonomi e spontanei. La sponda sud del Mediterraneo ha riscoperto la valenza dell'agorà, della piazza come luogo in grado di sperimentare tutte le forme dell'agibilità democratica, come luogo in cui l'effervescenza collettiva ha spodestato le ultime vestigia del passato coloniale e dei simulacri dittatoriali in nome di una democrazia fatta di pane diritti e libertà incoercibili mentre l'Europa appare sempre più lontana e sempre più vecchia.

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